23) Bruno. Lo scopo della ricerca filosofica.
Il vero oggetto della ricerca filosofica  la divinit stessa,
anche se, con la nostra mente, noi possiamo cogliere Dio solo in
modo imperfetto. Lo sforzo della mente per arrivare a Dio
divinizza la mente stessa. Non l'anima  nel corpo, ma il corpo 
nell'anima.
G. Bruno, De gli eroici furori, Dialogo Terzo (pagina 48).

Tans. La  oggetto finale, ultimo e perfettissimo, non gi in
questo stato dove non possemo veder Dio se non come in ombra e
specchio; e per non ne pu esser oggetto se non in qualche
similitudine; non tale qual possa esser abstratta ed acquistata da
bellezza ed eccellenza corporea per virt del senso; ma qual pu
esser formata nella mente per virt de l'intelletto. Nel qual
stato ritrovandosi, viene a perder l'amore ed affezion d'ogni
altra cosa tanto sensibile quanto intelligibile; perch questa
congionta a quel lume dovien lume essa ancora, e per consequenza
si fa un dio: perch contrae la divinit in s, essendo ella in
Dio per la intenzione con cui penetra nella divinit (per quanto
si pu), ed essendo Dio in ella, per quanto dopo aver penetrato
viene a conciperla e (per quanto si pu) a ricettarla e
comprenderla nel suo concetto. Or di queste specie e similitudini
si pasce l'intelletto umano da questo mondo inferiore, sin tanto
che non gli sia lecito de mirar con pi puri occhi la bellezza
della divinitade. Come accade a colui che  gionto a
qualch'edificio eccellentissimo ed ornatissimo, mentre va
considerando cosa per cosa in quello, si aggrada, si contenta, si
pasce d'una nobil maraviglia; ma se avverr poi che vegga il
signor di quelle imagini, di bellezza incomparabilmente maggiore,
lasciata ogni cura e pensiero di esse, tutto  volto ed intento a
considerar quell'uno. Ecco dunque come  differenza in questo
stato dove veggiamo la divina bellezza in specie intelligibili
tolte da gli effetti, opre, magisteri, ombre e similitudini di
quella, ed in quell'altro stato dove sia lecito di vederla in
propria presenza.
Dice appresso: Pascomi d'alt'impresa, perch (come notano gli
pitagorici) coss l'anima si versa e muove circa Dio, come il
corpo circa l'anima.
Cic. Dunque, il corpo non  luogo de l'anima?.
Tans. Non; perch l'anima non  nel corpo localmente, ma come
forma intrinseca e formatore estrinseco; come quella che fa gli
membri, e figura il composto da dentro e da fuori. Il corpo dunque
 ne l'anima, l'anima nella mente, la mente o  Dio, o  in Dio,
come disse Plotino: coss come per essenza  in Dio che  la sua
vita, similmente per l'operazione intellettuale e la volunt
conseguente dopo tale operazione, si referisce alla sua luce e
beatifico oggetto. Degnamente dunque questo affetto de l'eroico
furore si pasce de s alta impresa.
Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1964, volume
sesto, pagine 1381-1382.
